domenica 27 marzo 2011

Ineditime: The Final (2010)

Districarsi tra i banchi di scuola non è facile, e Joey Stewart lo sa bene: impianto prospettico ambiguo, ma pulito, saturo e luminoso, come un diabolico piano tenuto segreto.

"Lunga vita alla giustizia!" con senso del Divino; la notte scorre veloce e pesa sull'attesa, e il non visto è funzionale all'accumulo di tensione (pressochè costante) nonostante si sappia già chi c'è behind the mask: due tratti di caratterizzazione, deliri di personalità (e presunta maturazione annessa, of course) e l'immedesimazione è servita.

I gore seekers ne stiano lontani, qui si va a casa 'violenza psicologica', a cavallo tra torture porn, slasher e revenge movie, sotto l'egida di nonno Scream e papà All the Boys Love Mandy Lane, insieme a mamma Psicanalisi (?) e la sua dialettica (abusata) di vittima/carnefice interchanged.

Sfilata di maschere cool ed impietosa crudezza studentesca (in tutti i sensi): esame passato.

Troppo inglese, ho esagerato.

sabato 26 marzo 2011

Ineditime: La Meute - The Pack (2010)

La francese Nouvelle Vague d'Horreur continua a vomitare figli brulicanti.

Cura tecnica encomiabile (fotografia del sempre fidato Laurent Barès) in contesto rurale, con condimento redneck: il succo (nero) che Franck Richard ci fa ingurgitare nella sua opera prima è questo.

Scontato? Due fattori lo tengono sollevato una spanna da terra: una decisamente coraggiosa mistura di demenzialità (voluta) e seriosità, che lascia interdetti, e una variatio generis che permette ad un nuovo sottogenere (?) di (ri)sorgere dal sottosuolo.

Garantiscono Philippe Nahon (che gigioneggia) e Yolande Moreau (che convince, eccome): sani effetti artigianali, inquadrature (ma non montaggio e sceneggiatura) da manuale e paesaggi nebbiosi e sporchi.

Non molto convincente, ma tant'è, sulla rossa scia del nuovo millennio orrorifico.

Qualcuno storcerà sicuramente il naso, dicendone di tutti i colori: beh, non è detto che non abbia ragione ma, già solo per la presenza di Nahon, va visto. E poi io, di un pacco, amo quasi più l'incarto che il contenuto, pochi cazzi.

venerdì 25 marzo 2011

Libroteca: "Firmino - Avventure di un Parassita Metropolitano" di Sam Savage (2006)


" [...] All'inizio mi avventavo senza andare troppo per il sottile, in modo indifferenziato, abbandonandomi a un'orgia insaziabile - un boccone di Faulkner era come un boccone di Flaubert, per quel che mi riguardava. Ma presto cominciai a notare delle sottili differenze. Notai, prima di tutto, che ogni libro aveva un sapore diverso: dolce, amaro, aspro, agrodolce, rancido, salato, agro. Notai, anche, che ciascun gusto - e, con il passare del tempo e l'acuirsi dei sensi, il sapore di ciascuna pagina, frase e infine parola - portava con sé e suscitava nella mente un insieme di immagini e rappresentazioni di cose di cui non sapevo nulla [...] "

Ratto pervertito o accanito lettore? La storia di un sorcio putrido, rachitico e raffinato, amante dei porno e di Joyce, eterno sognatore e caustico disilluso.

Divora (letteralmente) libri su libri, Firmino, li ama, li possiede, figurandosi un ballo sensuale con la Bellezza Ginger, immaginando di andare a trovare qualche Grande della letteratura nella sua casa parigina, esplorando i lembi estremi della fantasia. Con spirito umano.

Piacevole e talvolta spiazzante (in alcune tematiche) autobiografia, che erutta amore per la poesia e la prosa, ma anche il cinema, e l'arte tutta, scritta con uno stile leggero ma ricercato, che cresce d'intensità lirica pagina dopo pagina, accompagnando il conseguimento di esperienza autoriale, e di vita.

Qualcuno potrebbe trovarlo ripetitivo, banale, noioso, come i modi di dire di un vecchio amante della fantascienza, altri ci vedrebbero una fiaba (per adulti) con umorismo nero e riflessioni ironicamente ciniche, altri ancora apprezzerebbero gli infiniti omaggi e riferimenti ai propri libri preferiti (anche minori).
Ma, in fondo in fondo, è solo una lunga e genuina serenata di un innamorato.